mercoledì 16 novembre 2016

All'ombra della vecchia quercia: Memorial Anacleto Altigieri

Paolo Rosi, uno dei giornalisti sportivi di punta degli anni ’70, lo aveva soprannominato “il muratore di Oriolo”.

 In uno stile un po’ breriano, secondo una logica che vedeva negli sportivi, più che atleti, degli eroi da creare. Non necessariamente belli. Non per forza vincenti. Ma giovani e con la voglia di buttare il cuore oltre l’ostacolo, pure quando la vetta era l’Everest e ai piedi c’erano Superga in tela bianca.

Anacleto Altigieri era uno di loro, uno degli eroi di quell’Italietta che iniziava a contare nello scacchiere internazionale e che rialzava la testa. Testa dura, mani ruvide e callose di chi conosce la fatica di tirare avanti senza i flash, e tanta, tanta volontà.

Un anno fa, aveva salutato tutti, in una notte gelida della sua Oriolo Romano. In silenzio, senza dare nell’occhio ma lasciando un vuoto dentro di quelli che fanno male, come acqua bollente che cade sulla pelle e che pure dopo dieci anni continua a far sentire la sua presenza.

Un vuoto che qualche settimana fa, i suoi vecchi amici, gli Old del rugby Viterbo, hanno voluto ricordare con un torneo a lui dedicato. Niente selezione del Rhodesia, nessuna rappresentanza sudafricana o argentina (contro la quale, Altigieri e gli altri azzurri scrissero la storia quel giorno del 32 anni fa). Piuttosto, Tasci, Capitolina, Civita Castellana, Ostia e Capitolina.

Gente normale. Gente senza fronzoli. Proprio come Anacleto, tratti ruvidi come il peperino appena estratto dalla cava, sorriso bonario di chi la sa lunga. Un sorriso che ha illuminato il sabato del Quatrini.

Che non si spegne. Che brilla ancora più forte.